ImageQuali sono i punti certi da cui partire per capirci qualcosa!

Per cercare di capire in che modo il clima sta cambiando abbiamo posto alcune domande a Luca Onorato, meteorologo del Centro meteorologico dell’Arpa della Liguria
Bene mettiamo un pò di ordine! Luca cosa si sa in merito a questi fenomeni intensi che sembra ci stiano interessando sempre più frequentemente?  
Spesso tali eventi vengono spesso distorti e manipolati da fonti poco competenti o di parte, per confutare o enfatizzare il fenomeno. Ma è utile ricordare che quando determinati eventi (estremi o eccezionali che siano) vengono separati da un determinato contesto climatico ed analizzati come fenomeni isolati per trarre affrettate conclusioni, è difficile se non impossibile  dargli un significato scientifico (o qualunque un valore aggiunto), a meno che non siano confrontati e inseriti un preciso contesto climatologico di respiro e quindi sufficientemente rappresentativo. Tutto il resto è solamente pura speculazione che lascia il tempo che trova….!

Prima di entrare in maggiori dettagli ci puoi  dire qualcosa sull’ estremizzazione del clima? E’ vero che la Terra si sta surriscaldando?
Quando parliamo di temperatura si può dire che tale affermazione sembra essere ormai incontestabile: pensate che in 100 anni, dal 1906 al 2005, si è registrato un aumento costante della temperatura del globo. In particolare, 11 degli ultimi 12 anni, hanno registrato i valori in assoluto più alti da quando è possibile misurare la temperatura della superficie terrestre (il 1850). Ora, però, gli esperti devono comprendere con che ritmo il avverrà in futuro. Per mezzo secolo, infatti, le variazioni sono state molto lente e limitate, ma negli ultimi 50 anni, invece, la Terra si è riscaldata sempre più in fretta.

Ultimamente la temperatura è aumentata al tasso di circa 0,25°C per decennio. Già dopo il 2003, questa tendenza è diventata evidente, sino a raggiungere alcuni record: l’autunno scorso, nel Nord Italia, si sono registrate temperature più alte, addirittura di 2°C rispetto al periodo 1960-90. Se il riscaldamento è visibile dai dati di temperatura a livello globale, per quanto riguarda gli altri parametri (intensità piogge, siccità, venti ecc..), l’andamento non così chiaro ovunque e può modificarsi a secondo della latitudine e geografia degli stati, anche se gli scienziati sono concordi nell’evidenziare un’estremizzazione dei diversi fenomeni. In tale contesto il cambiamento si sta manifestando con fenomeni sempre più intensi e a volte devastanti (aridità, precipitazioni brevi ma molto intense, alluvioni, ecc); le notizie di eventi meteorologici eccezionali (che ormai sempre più di frequente ci giungono dal mondo e dalla stessa Italia), non possono essere spiegate unicamente attraverso il dissesto e una cattiva urbanizzazione del territorio, ma derivano anche da un’estremizzazione del clima stesso.

Di fronte alle molte e contraddittorie notizie che circolano sui media, potresti dirci quali sono i punti ormai ampiamente condivisi dalla comunità scientifica in merito ali cambiamenti climatici in atto?
Bene procediamo con estrema sintesi e vediamo quali sono i punti ormai incontrovertibili, anche per i negazionisti del cambiamento climatico: senza dare inutili allarmismi, si può ormai affermare che quando ‘parliamo’ di modifiche del clima non ci riferiamo ad un futuro vago e lontano, ma a segnali climatici ormai in corso; in particolare il processo di riscaldamento - che è l'aspetto più evidente del cambiamento climatico, rispetto ad altri fattori perché misurabile – attualmente risulta inequivocabile. La causa del riscaldamento è molto probabilmente da ricercare nelle attività umane (stima del 90%), il che significa che non è la certezza assoluta, ma quasi; se osservate i grafici, si può evidenziare come il clima (su scala globale) mostri una tendenza all’ incremento delle temperature, sempre più netto dagli anni ‘60; tale tendenza, contrariamente a quanto si pensava, sembra emergere anche su scala locale in particolare nell’ultimo decennio (con un significativo incremento delle temperature medie rispetto al trentennio precedente). Altro punto preoccupante (osservando l’ormai conosciuto grafico della IPPC in fig 1), è che tale cambiamento sembra agire in maniera molto più rapida rispetto ai cambiamenti passati ed è inequivocabilmente legato all’aumento dei gas di origine antropica che vengono chiamati ‘gas serra’, grazie alla loro capacità di trattenere calore della C02 che ha avuto una crescita esponenziale mai vista prima (vedi grafico).

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Fig.1 -  Da questo grafico si  evidenzia l’eccezionale  aumento dei gas serra di origine antropica(CH4, NO2, ecc..) proprio  nell’ultimo periodo storico. Anche il trend dell’anidride carbonica in atmosfera a partite dalla metà del secolo scorso ha mostrato un netto trend crescente, che è  assai preoccupante (IPCC – AR4); molteplici evidenze confermano che l’aumento della concentrazione in aria dei gas serra rispetto ai valori del periodo pre-industriale (1750 ca) non deriva da meccanismi naturali.

Ma quali sono i gas che più riscaldano l’atmosfera e perché si parla spesso di effetto serra crescente ?

“La Terra attualmente è in grado di assorbire “naturalmente” meno della metà delle emissioni inquinanti di origine umana: il resto si accumula in atmosfera. Va sottolineato, poi, che le capacità naturali globali di assorbimento stanno via, via diminuendo con l’aumentare progressivo della temperatura media del pianeta”. L’effetto serra’ è un fenomeno naturale, da sempre presente sulla Terra, da cui deriva la temperatura terrestre. In pratica, una parte dell’atmosfera che avvolge il globo “trattiene il calore”, permettendo la vita: senza di esso, infatti, la temperatura dell’intero globo sarebbe più simile a quella delle zone antartiche.

L'uomo, però, sta amplificando questo fenomeno di riscaldamento con l’emissione di alcuni gas inquinanti (detti gas serra) che essendo in maggiore concentrazione agiscono trattenendo più energia di quanto assorbita dalla terra stessa, con un conseguente incremento termico.

Come accennato esistono gas serra naturali quali il vapore acqueo, l'anidride carbonica (CO2), l'ozono (O3), il metano (NH4), ecc..anche se l’’uomo, però, ha aumentato drasticamente l’emissione di CO2 e prodotto alcuni gas, assenti in natura, che contribuiscono ad aumentare l’effetto serra (come ad ex. gli idrofluorocarburi ).  Ma in tale variegato contesto, l’anidride carbonica  (CO2) sembra essere il principale responsabile o diremmo il meglior indiziato, oggetto d’indagine da parte della comunità scientifica: infatti, pensate che le concentrazioni atmosferiche attuali di questo composto (sui 380 ppm) sono le più alte mai verificatesi negli ultimi 650 mila anni, durante i quali il massimo valore si era sempre mantenuto inferiore a 290 PPM (secondo quanto è emerso  dai rilevamenti sulle carote di ghiaccio). Negli ultimi 200 anni quindi c’è stato un incredibile incremento di CO2 di oltre il 35%.

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Fig 2 - l’andamento della C02 mostra un significativo incremento a partire dagli anni ’40 che è difficilmente imputabile a cause naturali (fonde IPPC)

La questione, però, è molto complessa e la scienza non è ancora giunta a risposte definitive: per esempio, sembra che le polveri (il particolato) dello smog, pur essendo molto inquinanti e dannose per la salute, abbiano attenuato l'effetto serra”.

Cosa emergerebbe se confrontiamo l’andamento della C02 (e degli altri gas serra) con il trend di temperatura?
Per risponderti direi che è possibile commentare il seguente grafico (IPCC) che è autoesplicativo! Osservandolo, si può evidenziare come la temperatura superficiale media della terra sia salita di circa 0.7°C nel corso del XX secolo, con punte tra il 1920 e il 1950 e poi dopo un periodo relativo calo attorno agli anni ’50-60, si ha un rapido incremento a partire dal '75: in particolare il primo picco (prima freccia rossa da sinistra) sembrerebbe essere correlato all'incremento delle emissioni scaturite dal rapido incremento della produzione bellica che ha portato al conflitto mondiale, mentre il successivo (seconda freccia rossa da sinistra) che è ancora in atto, sarebbe da ascriversi principalmente all'eccezionale aumento della concentrazione dei gas serra e in particolare di CO2.

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Fig.3 - Il trend di temperatura globale evidenzia chiaramente un generale  riscaldamento(retta rossa)  ed in particolare un più  netto incremento della temperatura via, via a partire dagli anni ’80 (> pendenza della retta gialla).

E’ importante evidenziare proprio l’incremento della temperatura globale, risulterebbe effettivamente superiore a quello di ogni altro periodo negli ultimi 500-1000 anni, fattore che come abbiamo accennato preoccuperebbe non poco la comunità scientifica; infatti, una tale pendenza (retta gialla del grafico) non risulterebbe assolutamente paragonabile con i trend dei riscaldamenti passati (post glaciale), lasciando pochissimi dubbi in merito a una significativa influenza antropica sul clima.

Quindi  sembrerebbe che il  cambiamento sia indissolubilmente  legato all’azione dell’uomo?
Questa è la conclusione a cui sono giunti i massimi esperti mondiali in fatto di clima, riunitisi recentemente a Parigi per Conferenza mondiale sul clima. L’IPCC (Intergovernmental panel on climate change), l’organismo consultivo dell’Onu sul clima, afferma, infatti, che l’aumento progressivo delle temperature è dovuto alle emissioni di gas a effetto serra prodotte dall’attività umana.

E non è tutto; i climatologi , dopo 5 anni di lavoro, hanno prodotto un rapporto sullo stato delle conoscenze del clima e dei cambiamenti climatici e sulla possibile evoluzione futura: prevedono che la terra continuerà a scaldarsi (si ipotizza un aumento di 2- 8 gradi nel caso peggiore, entro la fine del secolo), sciogliendo superfici ghiacciate sempre più ampie. Con conseguenze non prevedibili.

Chiaramente escono da simulazioni di modelli che via, via si sono sempre più raffinate e che comunque hanno un certo grado d’incertezza (5-6 gradi di differenza), ma che purtroppo sono concordi nell’indicare complessivamente una tendenza al riscaldamento che è indiscutibile.
Le fasi fredde o eccezionalmente fredde come questa invernale sono momenti transitori che poi un vero e proprio allarme: occorre agire, e in fretta. L’enorme quantitativo di gas serra riversato vanno messi in conto e rivisti nel budget annuale. Per la prima volta, gli scienziati concordano nel lanciare dall’uomo nell’atmosfera (fig.1), non ha precedenti nelle precedenti ere geologiche e sta provocando cambiamenti più veloci del previsto. Anche da Copenaghen esce un monito importante; bisogna mettersi d’accordo a breve perché anche diminuendo dal 2020 le emissioni, non si riuscirà a  contenere i 2 °C di aumento della temperatura planetaria.

Quali sono in particolare le proiezioni di temperatura da qui alla fine del secolo?

Come abbiamo accennato, le proiezioni future vedono diversi scenari più o meno pessimistici, ma concordi nell’evidenziare un ulteriore aumento della temperatura;probabilmente tale tendenza non si invertirebbe se attuassimo da domani tutti gli accorgimenti necessari per abbattere le emissioni.
In questo contesto il cambiamento si sta manifestando con fenomeni sempre più intensi e devastanti (aridità, sistemi convettivi intensi, alluvioni, ecc); le notizie di eventi meteorologici eccezionali (che ormai sempre più di frequente giungono dal mondo e dalla stessa Italia) probabilmente non possono essere spiegate solamente considerando unicamente il dissesto del territorio (che comunque è elevato), ma possono essere viste anche come conseguenza di un estremizzazione climatica.

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Fig.4 - Nel grafico vengono simulate i diversi scenari previsti per il 2100, dal più ottimistico (B1) al più pessimistico (A2) che evidenzierebbe un incremento di oltre 5 °C di temperatura.

E’ possibile scindere contributo umano da emissioni naturali?
Vi mostro subito questo grafico frutto di simulazioni modellistiche sempre più affidabili che tra l’altro hanno riprodotto assai  bene l’andamento termico attuale e passato!
Il 1° grafico ci mostra come  l’anomalia di temperatura sia osservata (linea rossa) che simulata (linea nera) mostri un trend crescente a partire dalla metà del secolo scorso (evidenziano 1°C di aumento dagli anni ’60); la seconda figura confronta il trend  di  temperatura realmente osservata fino ad oggi, con una simulazione in cui è stato eliminato preventivamente ogni contributo di emissioni antropiche legate ai gas serra (linea azzurra che riproduce un trend di temperatura condizionato da emissioni solo naturali, quali eruzioni vulcaniche, macchie solari, ecc). Quest’ultimo trend (legato alle sole emissioni naturali ) ci mostra chiaramente che eliminando il contributo umano le temperature non mostrerebbero questa tendenza all’aumento, ma anzi semmai una tendenza al calo (trend in azzurro) più accentuato in occasione dei periodi eruttivi (linee in grigio verticali).

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Fig.5 – simulazione (linea rossa) e osservazione (linea nera) delle anomalie di temperature dal 1990 a oggi.
Fig. 6 -  osservazione (linea nera) delle anomalie di temperature registrate e simulazione dell’anomalia eliminando le emissioni di gas serra antropici (linea blu).


Bene ci stiamo sempre più chiarendo le idee; ma in sintesi ci  puoi dire quali erano gli obiettivi che il vertice di Copenaghen si è posto nello scorso dicembre?
Ecco in breve direi: emissioni serra globali dimezzate rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050, con l'80 per cento del taglio a carico dei paesi industrializzati. E' questo il passaggio centrale dal punto di vista dei numeri della bozza di accordo preparata dalla presidenza danese per la conferenza delle Nazioni Unite a Copenaghen. Il primo punto fondamentale della discussione è che l'abbattimento delle emissioni di anidride carbonica è chiesto con insistenza dalla comunità scientifica: i climatologi in maniera sempre più pressante invocano la fuoriuscita dall'era del petrolio che ha avvelenato l'atmosfera. Il secondo è che il 2050 è sufficientemente lontano da non far paura a nessuno: se il traguardo verrà mancato sarà difficile chiedere conto del fallimento a chi lo ha deciso oggi

Decisamente cruciale è invece la definizione dell'obiettivo al 2020. Decidere il profilo energetico del mondo tra dieci anni vuol dire lanciare un messaggio forte e immediato al mondo della produzione: non solo a chi fornisce elettricità, ma a chi costruisce case, a chi organizza i trasporti, a chi tratta i rifiuti, a chi coltiva. Per ottenere un taglio al 2020 bisogna partire subito. E' questo il nodo da sciogliere.

Infatti la bozza su questo punto contiene un'ambiguità su cui si giocherà la partita di Copenaghen. Da una parte indica il 2020 come l'anno in cui le emissioni serra dovranno raggiungere il picco per poi declinare, cioè l'anno in cui le misure del buon governo energetico dovranno aver già dato i loro frutti! Dall'altra non c'è un numero che contenga un impegno cogente da raggiungere entro il 2020. E allora mi chiedo io stesso se sarà possibile arrivare a una svolta energetica radicale in 10 anni in via del tutto spontanea, senza firmare impegni! Per di più mentre la gran parte dei finanziamenti pubblici continua a incoraggiare lo sfruttamento dei combustibili fossili invece che lo sviluppo delle fonti rinnovabili!!

Quando parliamo di riscaldamento ci viene ancjhe in mente l’innalzamento dei mari e la riduzione dei ghiacciai? Ci puoi dire come stanno effettivamente le cose?
 
Quel che è certo è che il livello dei mari si è innalzato di circa 6.5 cm negli ultimi 40 anni, dei quali poco oltre i 2.5 nell'arco dell'ultimo decennio, mentre l'estensione media dei ghiacciai si è ridotta del 15-20% dal 1978 , dati di inizio delle misurazioni satellitari. Le previsioni si soffermano su un possibile innalzamento del livello del mare da 18 a 59 cm  nel corso del secolo. Anche in Mediterraneo la previsione di un livello più alto, se associata all’accadimento di venti più intensi (legati all’entrata di intensi sistemi forontali atlantici legati ad un significativo gradiente occidentale) potrebbe favorire mareggiate via, via più penetranti in costa e potenzialmente devastanti, come quelle del’ 1 gennaio 2010.

Bene vediamo se è possibile stabilire un nesso tra riscaldamento climatico e aumento delle precipitazioni?

Il termine riscaldamento richiama immediatamente alla mente “dell’uomo comune” fenomeni come la siccità, la desertificazione. In realtà a livello, globale, l’aumento della temperatura sembra essere legata a un aumento dei fenomeni precipitativi “estremi”, con un incremento dell’intensità delle precipitazioni. Mi spiego con un esempio: le piogge che nei recenti hanno colpito sempre più spesso il Nord Europa nel periodo autunnale/invernale sono state particolarmente violente e intense ma, allo stesso tempo, sembrerebbero diminuire nell’area del Mediterraneo soprattutto nel periodo caldo , con precipitazioni intense ma brevi.
Non bisogna poi sottovalutare un altro fenomeno: alcuni composti immessi nell’atmosfera con lo smog (il particolato ) sono in grado di modificare addirittura le modalità di formazione delle nuvole e la loro struttura. Ciò si traduce in una variazione delle precipitazioni. Tali cambiamenti, pur essendo legati a un aumento della copertura nuvolosa (e del suo tempo di permanenza in atmosfera), comporterebbero allo stesso tempo a un’inibizione delle precipitazioni, con conseguenti modifiche sull’intero ecosistema nel medio-lungo termine”

I cambiamenti climatici quali effetti avranno sul nostro ecosistema?
Sicuramente, un peggioramento delle condizioni di vivibilità nel medio-lungo termine: pensiamo per esempio a quanto possa diventare “faticoso” e rischioso per la salute vivere nelle città durante le ondate di calore estive, soprattutto per gli anziani e i bambini. Questi periodi di siccità a breve termine causeranno una modifica delle culture agricole attuali, nonché delle specie vegetali mediterranee, a favore di specie abituate a climi sempre più aridi e caldi. Non solo, ciò si tradurrà in un sempre più probabile aumento delle malattie respiratorie (dovute anche alle sostanze inquinanti indotte da periodi di caldo e di prolungata siccità) e infettive, a causa del proliferare di zanzare e acari in un ambiente caldo umido. Non parliamo, poi, dei danni economico-ambientali legati ai cambiamenti climatici: lo scioglimento dei ghiacciai porta infatti ad un innalzamento del livello del mare (vaste zone costiere verrebbero sommerse), ma anche a un maggiore dissesto idrogeologico e un cambiamento degli ecosistemi naturali”.

Per concludere quali potrebbero essere gli scenari futuri più probabili in Europa e in particolare in Mediterraneo? Hai qualche mappa o proiezione da mostrarci?
Gli scienziati sono abbastanza concordi nel  prevedere in Nord Europa un aumento di temperatura maggiore nel periodo invernale, mentre nel Mediterraneo questo aumento tenderà a manifestarsi sempre di più in estate, periodo in cui purtroppo ci aspetteranno onde di calore via, via più frequenti ed intense, con un aumento della durata del periodo estivo in un futuro non troppo lontano (quando l’estate si potrà allungare di circa 1 mese). “Il termine riscaldamento richiama immediatamente alla mente “dell’uomo comune” fenomeni come la siccità, la desertificazione. In realtà a livello, globale, l’aumento della temperatura, sembra anche essere legata a un aumento dei fenomeni precipitativi “estremi”, con un possibile aumento dell’intensità delle precipitazioni.

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Fig.7 a –b  – Lo scenario A1B (vedere proiezioni climatiche di Fig 6 –simulazione in verde), che è caratterizzato da un moderato incremento termico (intermedio  tra le i due diversi scenari più e meno estremi), si evidenziano sull’area Mediterranea (box blu e rossi)  i seguenti andamenti di temperatura e precipitazione (simulati per il periodo 2080-2099) rispettivamente  per il periodo estivo e per quello invernale: si può evidenziare  come per i mesi estivi il Mediterraneo e altre zone alla stessa latitudine potranno essere  interessate da un significativo incremento temperatura (all’incirca tra  4 e 5 °C  ), mentre per i mesi freddi si assisterà ad una progressiva riduzione delle precipitazioni (tra – 0.2 e 0.6 mm/giorno)  sul  Mediterraneo, (Sud-Est asiatico, Centro America, Sud pacifico, ecc); viceversa le regioni settentrionali europee dovrebbero essere interessate da un discreto aumento (tra 0.4 a 0.6 mm/giorno)

Mi spiego con un esempio: le piogge che in questi ultimi anni hanno colpito il Nord Europa sono state particolarmente violente e intense ma, allo stesso tempo, sono diminuite drasticamente nell’area del Mediterraneo, in particolare nel periodo estivo, a vantaggio di fenomeni precipitativi più brevi ma più violenti e devastanti (anche  al di fuori del periodo caldo).
Ma non bisogna poi sottovalutare un altro fenomeno: alcuni composti immessi nell’atmosfera con lo smog (il particolato) sono in grado di modificare addirittura le modalità di formazione delle nuvole e la loro struttura. Ciò si traduce in una variazione delle quantità di precipitazioni. Tali cambiamenti, pur essendo legati a un aumento della copertura nuvolosa (e del suo tempo di permanenza in atmosfera), comporterebbero allo stesso tempo a un’inibizione delle precipitazioni, con conseguenti modifiche sull’intero ecosistema nel medio-lungo termine”.
Infine, nonostante brevi periodi particolarmente rigidi, sembrerebbe che i giorni di permanenza del  manto nevoso siano caratterizzati da una graduale diminuzione dei giorni di permanenza della neve nell’area mediterranea.

Per il surf i cambiamenti climatici che effetti potrebbero avere per uno sport come il surf in Mediterraneo?
Sicuramente un maggior aumento di temperatura dovrebbe essere associato ad una crescente energia nell’atmosfera e quindi a fenomeni sicuramente più intensi, caratterizzati probabilmente (al di fuori del periodo estivo) da una maggior probabilità e frequenza  di eventi meteo-marini estremi. In questo contesto, le perturbazioni potranno essere associate a minimi assai profondi, conseguenti gradienti più elevati e di conseguenza ad un moto ondoso decisamente più significativo (come a fine ottobre 2008 in liguria). Ciò potrebbe tradursi in una riduzione delle giornate surfabili nel periodo caldo ed una possibile tendenza aumento delle mareggiate anche intense e quindi in ultima analisi delle giornate surfabili! Dobbiamo essere molto prudenti e allenati perché ciò significherebbe nel medio-lungo termine periodi  fine autunnali e invernali battuti da onde intense e assai impegnative.

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Fig 8 - Effetti della disastrosa mareggiata del 1 gennaio 2010 in Liguria, quando onde lunghe (12-13 sec ) ed alte anche 7 m hanno messo a dura prova il litorale tra San Remo e la Versilia; la foto a destra si riferisce alla fase calante della mareggiata su Genova Nervi, mentre l’immagine di sinistra evidenzia i danni causati dalla famosissima  spiaggia di Bocca Dasse, a Genova.

Ma in pratica anche noi possiamo fare qualcosa per contrastare questa tendenza?
Il riscaldamento della Terra è una delle questioni più delicate e articolate della nostra epoca. Agire per modificarlo significa rivedere l’intero nostro sistema produttivo e, quindi, intervenire su enormi interessi politici ed economici. Proprio per questo i Governi sono così coinvolti e, allo stesso tempo, così indecisi. Anche noi, comunque, nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa quotidianamente per diminuire lo smog:
- innanzitutto convincersi dell’utilità delle proprie azioni. Anche i piccoli gesti, ripetuti ogni giorno, possono contribuire a modificare la situazione.
- cercare di usare meno l’auto e, comunque, i mezzi privati molto inquinanti preferendo quelli pubblici. Questi dovrebbero ottimizzare il consumo di carburante procapite; se parliamo di surf ciò vuol dire prediligere gite ddi gruppo (più persone /macchina);
- comprare prodotti locali e di stagione che non comportano trasporti elevati e quindi inquinanti;
- usare quotidianamente l’acqua del rubinetto o, almeno, acque in bottiglia provenienti da regioni limitrofe;
- rifiutare di comprare prodotti con elevato volume d'imballaggio (sono molto costosi, richiedono molto energia per la produzione e il loro processo di smaltimento è inquinante).

Per la Cina, che attualmente è uno tra i massimi produttori di gas serra (assieme agli USA), sta  cambiando qualcosa rispetto al passato?
E’ bene sapere che il governo della Cina è stato da sempre contrario a obiettivi vincolanti la produzione. Molto recentemente qualcosa si è modificato in quanto questo enorme stato ha adottato un ruolo decisamente più attivo nelle negoziazioni sul clima e sullo sviluppo volte a fare della riduzione delle emissioni di CO2 una nuova forma di crescita economica: infatti, la Cina, che oggi è già leader mondiale della produzione di pannelli solari (fotovoltaici), si appresta a giocare un ruolo nelle altre tecnologie pulite.
Se è vero che il parco macchine proprio per la data del 2009 raggiungerà il massimo sviluppo con un preoccupante incremento delle importazioni di petrolio, tuttavia tra qualche anno dovrebbero entrare sul mercato cinese, ben centomila auto elettriche con un conseguente miglioramento degli sprechi energetici anche fino al 60%. Un accordo in questo senso, è mirato sia a ridurre le dipendenze energetiche dall’estero, sia a sviluppare un’economia verde (collegata ad una riduzione delle emissioni).       


NOTE
Il protocollo di Kyoto: (eventuale boxino da distinguere)
un tentativo per migliorare la situazione
Il problema del riscaldamento del Pianeta non è una novità: già dai primi anni Novanta la comunità scientifica mondiale aveva evidenziato la questione, sottolineando la responsabilità dell’uomo e la necessità di ridurre le emissioni di gas serra.
* Per questo, la maggior parte degli Stati industrializzati ha deciso di muovesrsi concretamente per migliorare la situazione firmando il protocollo di Kyoto (entrato in vigore nel 2003). Il documento vincola i paesi aderenti a ridurre le emissioni di alcuni gas.
* L’efficacia del protocollo, però, è limitata: gli Stati Uniti, infatti, pur essendo uno dei paesi industrializzati “più colpevoli”, non hanno mai accettato le condizioni di Kyoto. In più, in questi ultimi anni, alcuni Stati esclusi dal protocollo (come India, Cina ma anche Brasile), hanno contribuito in modo consistente a inquinare l’atmosfera in seguito al loro enorme progresso economico.

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