Il quattro volte campione del mondo di freestyle, tre volte campione degli US Open, tre volte campione del Banked Slalom di Baker, Craig Kelly

ci lasciò 13 anni fa, sotto una valanga mentre stava facendo da guida in backcountry per un gruppo di rider nella British Columbia canadese. Mi ricordo ancora così bene quel giorno. Era il 21 gennaio del 2003, ero a Livigno per i miei secondi Burton European Open. Era ancora uno dei primi contest internazionali che coprivo come reporter, ma conoscevo già benissimo tutti i rider del circuito grosso dai magazine che mi divoravo in quei giorni. E, naturalmente, la morte di Craig Kelly mi colpì tantissimo, così come tutti quelli che erano a Livigno con me. Mi ricordo che il giorno seguente sospesero il contest, e dopo una fitta nevicata notturna, ci godemmo un giorno in fresca, tutti a girare in tavola insieme, non più atleti né giornalisti né fotografi, ma come amici che surfavano in memoria di Craig. Craig Kelly era un eroe per tanti, allora era uno dei rider più famosi e importanti per più di 15 anni. Influenzò il nostro sport e definì lo snowboard così come lo conosciamo ora.

Il leggendario snowboarder è ancora un eroe per tutti noi, 13 anni dopo quel giorno, e per sempre lo sarà.

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