Le costruisce l’artigiano-artista Leonardo La Monica. Sono in legno e vengono vendute anche all’estero


Costruisce surf in legno...tra le montagne a Casina

Come è iniziato questo percorso così originale?
«Io sono originario di Cerveteri, non lontano da Roma e vicino al mare – racconta Leonardo –. Ho praticato per diversi anni il windsurf, poi sono passato al surf. Mi piaceva molto anche tutta la storia che c’è dietro al surf. Poi sono venuto a vivere a Casina, e qui d’inverno avevo del tempo libero. Ho pensato di unire la mia passione per il legno, che ho sempre avuto, con quella per il surf. Per imparare i primi rudimenti della costruzione delle tavole ho preso contatti con un ragazzo che sta in Cornovaglia e che produce tavole di legno: organizza soggiorni in questa regione meravigliosa, e nel frattempo dà lezioni sulla costruzione delle tavole da surf».

Oggi le tavole sono realizzate con poliuretano o poliestere, ma Leonardo è partito dalla sua passione per il legno, appunto, e a quella si è attenuto, trasformando il suo garage in una sorta di atelier dove realizza veri e propri gioielli artigianali. «Sono partito realizzando tavole cosiddette “Alaia”; tavole di legno pieno, dello spessore di pochi centimetri. Sono quelle che l’esploratore James Cook vide per la prima volta nel suo viaggio del 1778 alle isole Hawaii. Qui il surf aveva dei profondi valori tribali e rituali: queste tavole avevano una lunghezza diversa a seconda del rango, per cui quella del re era la più lunga, poi via via sempre più corte fino a quelle per le donne. Sono tavole molto difficili da utilizzare; sono per esperti, perché sono lisce, non hanno nessuna pinna che aiuti il surfista nel mantenere la direzione. Però, proprio per la loro storia, sono piuttosto richieste».

Quelle realizzate da Leonardo vengono richieste da surfisti anche all’estero: sono anche oggetti esteticamente affascinanti, “firmati” con il nome d’arte che si è dato in veste di artigiano, “El Bombo”, e spesso corredate con disegni e decorazioni realizzate con il pirografo. Il secondo modello di tavola cui Leonardo si è dedicato più di recente è maggiormente elaborato: quasi una sfida architettonica.

«Si tratta di una tavola in legno, che è vuota al suo interno, sostenuta grazie ad una serie di paratie che la suddividono in una serie di “camere”. Questo tipo di tavola, con la pinna sottostante, è simile a quelle che venivano utilizzate negli anni ’20 e ’30 del ‘900. E’ una tavola più lunga di quelle che vanno per la maggiore oggi, e il fatto che sia in legno alla fine comporta un peso che è di circa il 30-40% superiore ai materiali sintetici. Però ha i suoi appassionati, e secondo me alla fine è bellissima proprio perché rimane visibile il legno, nonostante venga finita con uno strato di lana di vetro e una mano di resina, che però diventano trasparenti e quindi lasciano la materia prima in mostra. Mi rifornisco da falegnamerie locali, quindi si potrebbe quasi dire che sia un prodotto tipico».

Ovviamente Leonardo è consapevole dell’ironia di questa affermazione parlando di un oggetto che di sicuro non viene immediato ricollegare al territorio reggiano. Però si tratta davvero di una produzione di cui andare fieri, perché richiede capacità e conoscenze approfondite, e il tutto viene coniugato in manufatti che alla fine sembrano vere e proprie opere d’arte, che fanno la loro splendida figura anche fuori dall’acqua, semplicemente appoggiate alla parete. Chi voglia seguire l’attività di questo artigiano-artista può fare riferimento alla pagina facebook “Elbombo”, o scrivere a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..

Fonte: Gazzetta di Reggio
Articolo di Luca Tondelli

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