La tromba marina di fronte a GenovaTesto e Foto by Luca Onorato - Centro Meteo-Idrologico Regione Liguria (ARPAL-CMIRL)

La tromba marina o d'aria (secondo se si sviluppa sul mare o in terra) può essere considerata il fenomeno meteorologico più violento che si verifica nell’area mediterranea: essa è costituita da una colonna d’aria in veloce rotazione antioraria che porta con sé acqua, polvere, detriti o altro materiale in funzione della sua violenza...
Assume l’aspetto tipico di un imbuto che, dal cumulonembo da cui ha origine, si protende al suolo o sul mare dove si allarga: il suo diametro può raggiungere dimensioni anche di 100¸150 metri. E’ un fenomeno meteorologico analogo al tornado, seppur con dimensioni e forza minori. Ai nostri climi ha di solito carattere moderato, anche se nei rari casi in cui si genera da violenti temporali a supercella può assumere la violenza dei tornado. Il fenomeno di ieri si è avvicinato molto probabilmente a quest’ultima struttura.
 

 
Domenica 2 dicembre 2012, infatti, attorno alle 16.45 a meno di una decina di miglia a sud di Nervi-Bogliasco si è sviluppata una tromba d'aria spettacolare alla base di un potente struttura temporalesca in movimento verso Portofino e il Levante (cumulonembo molto sviluppato e caratterizzato da una base scura da cui la tromba d'aria si è sviluppata a partire dalle 16.45 ). La tromba marina si è sviluppata e progressivamente intensificata nel giro di una ventina di minuti  sul tratto di mare al largo di Portofino -Nervi (vedere le due immagini che mostrano lo sviluppo ed estensione del cono).  Questa tromba d'aria oltre ad essere molto imponente, è risultata sempre ben visibile dalla costa a circa 12 km (ed è stata caratterizzata da un diametro che a tratti ha raggiunto 150- 200 m) è stata più duratura del previsto rispetto alle trombe d'aria che siamo abituati a osservare e la cui durata è limitata a qualche decina di minuti. L'evento di ieri infatti alle 17.15 era  ancora visibile (anche se in attenuazione), oltre ad essere accompagnato da una struttura secondaria (allineata alla prima verso il largo).

La situazione meteo è stata  caratterizzata da una debole circolazione al suolo che è stata raggiunta e riattivata da un ingresso di aria molto fredda in quota in spostamento dalla Germania verso i Balcani. In particolare tra le ore 15 e le 16 locali aria polare (circa -35°C a 5000 m di quota) è penetrata rapidamente in Pianura Padana interessando nel suo moto verso Sud-Est anche l'Appennino ligure e creando condizioni di forte contrasto termico tra la massa d'aria relativamente più mite presente sul golfo di Genova nei bassi livelli (a Genova ieri si è registrato un massimo di quasi 14 °C attorno alle ore 14.30). Tale contrasto legato ad aria calda verso il basso e freddo ai medi livelli ha innescato i primi  moti ascendenti con la formazione di una struttura temporalesca locale (suopercella), ma non per questo meno intensa. In seno a questa piccola ma profonda depressione si sono sviluppati forti moti verticali caratterizzati da una significativa rotazione chiamata 'shear' in cui i venti ruotavano con diverse intensità (ieri tra i bassi livelli e i 5000 m d'altezza si stimavano differenze d'intensità del vento attorno 80-90 km /h).
Questa differenza di shear ha innescato più localmente dei moti rotatori verticali e un'aspirazione di aria e acqua dalla superficie del mare verso la struttura temporalesca con processi di sollevamento forzato attorno a un asse verticale; in questo modo tutta la nube che nel frattempo si è andata intensificando è stata caratterizzata alla sua base dalla formazione di una struttura a becco che scendendo verso il basso ha iniziato a risucchiare acqua marina (dove la tromba marina appariva più chiara in basso). Anche se non è semplice misurare le intensità al sui interno di questo fenomeno, si può stimare che in questo imbuto i venti possono soffiare con intensità molto sostenute attorno ai 100 km/h, con picchi che nell'ordine di qualche minuto possono superare i 200 km/h.
 
 
Qualche dato: in Italia il fenomeno delle trombe d’aria sembra essere in costante aumento con casi di avvistamento crescenti (basti pensare alle recenti trombe d’aria a Taranto e grossetano nell’ultimo evento di novembre, in Maremma a settembre, ecc), anche se rimane comunque ancora relativamente raro rispetto ad altri fenomeni; le aree più colpite sono quelle pedemontane alpine, il Friuli, la Liguria, l’alta Toscana (Versilia), l’alto Lazio e la Sicilia, oltre ovviamente la Pianura Padana. Dalle statistiche si ha che negli anni ’70 si verificava un caso circa ogni due anni, mentre la frequenza attuale è decisamente più elevata e si è prolungata oltre la stagione estiva e inizio autunnale. I periodi in cui è più probabile il verificarsi di tali fenomeni sono comunque quelli compresi fra la primavera e l’inizio autunno; la fine dell’estate per le regioni settentrionali è uno dei momenti più critici, poiché il passaggio di fronti freddi spesso si manifesta con intense perturbazioni e violenti temporali, che possono essere accompagnati da grandine e trombe d’aria. Da una statistica che risale al 2005 si evince come per la Liguria, Agosto sia il mese più colpito. Le cause sembrerebbero essere una maggiore meridionalizzazione del flusso con l’inizio degli anno ‘90 e conseguenti scambi termici più significativi (in particolare nell’area mediterranea) e probabilmente un effetto legato anche al cambiamento climatico (legato al riscaldamento globale).
 
 
Qui sotto: fase di sviluppo della tromba marina (tra la prima e seconda foto sono intercorsi circa quindici minuti abbondanti). Nella terza e quarta foto è visibile la struttura della cella temporalesca in spostamento verso Portofino.
Image
 
Image
 
Image 
 
Image 
 
 
 

 
{bookm} 

Scegli la WebCam:
HOLY
Scegli la localià:
seleziona la boa

NOTE! This site uses cookies and similar technologies.

If you not change browser settings, you agree to it.

I understand