Andrea BianchiCiao Andrea, ma sei più fotografo o surfista?
Ciao. Così su due piedi ti direi 50 e 50. Il surf e l’arte sono due cose complementari, entrambi hanno la capacità di farti esprimere, di elevare la tua anima e la tua percezione delle cose.


Che attrezzatura usi per le foto?
La mia fotocamera attuale è una NIKON D3100 che ormai utilizzo da un paio di anni. Come corredo di obbiettivi ho un 70 – 300 Nikon con cui faccio il 90% delle foto di surf, un Samyang 14 mm e un 18 – 105 Nikon che risulta essere il più versatile tra tutti, quell’obbiettivo che quando non sai cosa portarti dietro ti salva sempre. Ho anche una Zenit a rullino e una G7 con scafandro. Questa è la mia attrezzatura principale che spero di incrementare con altri mezzi superiori al più presto, ultimamente a livello di attrezzature fotografiche mi sento un po’ limitato. I mezzi creativi in fotografia sono potenzialmente infiniti, non si finisce mai di comprarne di nuovi..

E per il surf ?
Le influenze del surf classico si sono fatte sentire sempre, fin dai miei primi anni di surf. Anche se uso solo in occasioni sporadiche il longboard, il mio quiver è composto da tavole con bei volumi e linee retrò che poi sono il top per il nostro tipo di onde. Possiedo un Egg 6’0; modello Starship shepato da Marco Rizzo; un Dick Van Straalen 5’8 twin fin importato dall’Australia da amici che erano là in viaggio; una Surf Prescription 6’3 single fin; uno short 6’3 Superstix con dei volumi molto generosi. Lo scopo è divertirsi al massimo è trovare il proprio feeling con le onde. Più tavole hai con cui riesci a sfruttare diversi tipi di condizioni, più l’appagamento sarà alto. Credo che l’utilizzo di un solo tipo di tavole sia estremamente limitante per un surfista. Utilizzare solo longboard o solo short non rende un surfista completo, sia per chi mira a crescere a livello tecnico, sia per chi mira al solo appagamento personale. Più si sperimenta, più si cresce.

Ci racconti un po' come ti sei avvicinato alla fotografia ?
La mia avventura nella fotografia inizia nei primi anni 2000. Quando, allora sedicenne,  mi  accorsi che la mia visione prospettica delle cose e delle persone era molto diversa da quella dei miei coetanei. Ebbi un timido approccio con qualche macchina a rullino, ma non avendo nessuno che mi insegnasse e non essendoci altri metodi (come tutorial e cose simili) per poter fare da autodidatta la cosa non ebbe grande successo. Dopo un periodo di disinteressamento, in un viaggio a Roma con mia madre e mia sorella, riuscì quasi a convincere mia madre a comprarmi una reflex analogica Nikon, ma anche questo tentativo si rivelò un flop. Ricordo ancora il ragazzo di mia sorella che mi chiedeva: “ma perché sei fissato con la macchina fotografica?? Cosa te ne fai??” difficile fargli capire il mio sentimento, poi a quell’età tutti prendono quello che desideri come un capriccio momentaneo. Passano gli anni, la fotografia quasi scompare dalla mia vita, per poi riapparire nel 2006 sotto forma di digitale compatta Olympus da 5.0 Mpx. Ormai era iniziata l’era del consumismo sfrenato, sensori e pixel facevano le loro prime apparizioni e la fotografia era in piena rivoluzione, con conseguente diminuzione dei costi e incremento degli acquisiti. Nel 2008 In seguito ad una serie di eventi particolari, mi ritrovo in mano la mia prima vera fotocamera digitale “seria”, una Bridge di Fujifilm, la IS-1. Da là fu amore vero per tutto questo bel mondo.

 
Sappiamo che nell'Oristanese (è la tua zona ndr) i "local" sono molto gelosi delle loro onde, e che alle volte i fotografi non sono ben visti. Tu come ti comporti ?
EIo sono un surfista locale, quindi magari sono stato accettato immediatamente come fotografo e in ogni caso ho iniziato a surfare e fare fotografie in tempi più tranquilli. Non ho vissuto “gli anni di piombo” dei nostri spot, però i racconti non lasciano dubbi sulla rischiosa situazione in cui poteva trovarsi un aspirante fotografo che voleva immortalare le nostre onde. La questione si è ammorbidita parecchio negli ultimi tempi, causa tanti fattori, il più influente fra tutti è la nascita delle tecnologie che permettono la trasmissione in tempo reale di fotografie, video, etc, etc.
 
E del localismo cosa ne pensi?
Condanno il localismo violento, perché la violenza va contro quello che è lo spirito del divertimento e dello stare bene insieme, quindi tutto ciò che si cerca quando si va a fare surf. Però credo fermamente che in acqua ci debbano essere delle gerarchie che vanno rispettate. Il buon senso purtroppo è cosa rara, senza gerarchie si crea confusione, disordine e ognuno cerca di prevalere sull’altro. Delle figure che stabiliscono un ordine in acqua sono essenziali per la tranquillità di tutti quelli che surfano, per tutti indistintamente, dagli ospiti alle persone che surfano lo stesso spot da una vita. Chi non sa stare con gli altri è giusto che venga allontanato. Chiunque sia venuto in Sardegna nel rispetto del posto e delle persone  non si è mai trovato male. Conosco tanti surfisti che nonostante i costi poco permissivi delle trasferte sull’isola, vengono qui tutti gli anni e stanno sempre bene per tutta la loro vacanza.
 
Segui qualche rider locale ?
Nonostante ci siano buoni atleti da noi, no, purtroppo non seguo costantemente nessun rider locale. Non c’è un perché, forse non ho mai trovato feeling vero con nessuno, forse sono timido per chiedere, o forse nessuno mi vuole ahahah!! Però avere qualcuno da seguire e con cui poter lavorare sarebbe bello.
Per fortuna, ho trovato delle persone che mi hanno concesso degli spazi per le mie foto e per i miei progetti. I primi siete voi di Surftotal, che mi supportate da anni e con cui mi trovo benissimo per tutto, poi mi è capitato di pubblicare qualche gallery su altri siti, l’ultimo un nuovo portale di surf in ascesa, si chiama Surf Italiano. Da poco Cristian Corradin mi ha concesso un importante spazio sul suo magazine DreamSurf, cosa di cui sono contentissimo visto il modo serio e selettivo che ha di lavorare. Ho anche un piccolo sito autoprodotto dove dò spazio al mio Portfolio, l’indirizzo è www.daysaroundthesun.it .
Speriamo di poter fare di più, io sono sempre disponibile per chiunque voglia propormi qualcosa di interessante.

Hai delle icone particolari che ti influenzano per il surf e per la fotografia ?
Per il surf Rastovich, Rob Machado, Donavon Frankenreiter credo che siano quelli che ammiro di più. Non sono solo surfisti ma guide spirituali. Donavon soprattutto credo che sia quello che ha influenzato di più il mio modo di vivere da quando l’ho conosciuto ad adesso, la sua musica e la colonna sonora delle mie giornate. Spero di incontralo di persona un giorno, quando tornerà in tour qui in Europa, ovunque sarà, lo raggiungerò.
Nella fotografia ne scopro sempre di nuovi, anche persone sconosciute che trovo su flickr.
Famosi adoro Ed Templeton e Steve Mc Curry.

Oltre al surf, cos’altro fotografi ?
Mi piace fotografare paesaggi e fare ritratti. Nella fotografia si cerca di sperimentare un po’ di tutto, come ho detto prima, sperimentare fa crescere.

Sogno nel cassetto ?
Mi piace quello che faccio e come vivo, è già un sogno che ho realizzato. Per il futuro spero di poter incrementare il mio livello tecnico, le mie collaborazioni, surfare e fotografare sempre con lo stesso spirito e quando avrò più disponibilità viaggiare un po’ di più.



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